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Franchising, 39 miliardi di giro d'affari: il settore cresce e si concentra

Nel 2025 il fatturato delle reti in franchising sale dell'8% e gli addetti del 12%, mentre insegne e punti vendita calano leggermente. Che cosa significa per chi vuole aprire e per chi vuole creare una rete.

Franchising, 39 miliardi di giro d'affari: il settore cresce e si concentra
Illustrazione generata con intelligenza artificiale su indicazione della redazione.

Il franchising italiano chiude il 2025 con un giro d'affari di 39 miliardi di euro, l'8% in più dei 36 miliardi dell'anno precedente, pari a circa l'1,7% del PIL. I numeri vengono dal Rapporto Assofranchising Italia 2026, realizzato con Patrigest e Teha Group e presentato a giugno.

Il dato più interessante non è la crescita in sé, ma la sua forma. Il fatturato e l'occupazione aumentano, mentre il numero di reti e di negozi scende di poco: 707 insegne (erano 720) e 62.449 punti vendita (erano 62.902). Gli addetti salgono invece a 327.200, il 12% in più, con una media di 5,2 persone per punto vendita.

Meno insegne, reti più solide

Un mercato che fattura di più con meno marchi è un mercato che si sta concentrando. Le reti con un modello collaudato, una centrale acquisti efficiente e capacità di formazione crescono; quelle nate su un'intuizione commerciale senza struttura faticano a reggere costi, affitti e personale.

Per chi valuta un'affiliazione questo è un segnale utile: la solidità del franchisor conta più della novità del concept. Il numero di affiliati nel tempo, il tasso di chiusure e la qualità dell'assistenza diventano criteri decisivi.

Dove si concentra il valore

Per numero di punti vendita il settore più diffuso è l'abbigliamento (23%), seguito da servizi e grande distribuzione (15% ciascuno), immobiliare (12%) e ristorazione (9%). Per fatturato il quadro cambia: la GDO pesa per il 43,5%, l'abbigliamento per il 18,8% e la ristorazione per il 12,7%. Insieme valgono circa tre quarti del giro d'affari complessivo.

L'investimento medio per aprire un punto vendita è stimato in circa 120.900 euro, con una fee d'ingresso media di circa 15.000 euro. Sono medie: dietro ci sono format da poche migliaia di euro nei servizi e aperture da centinaia di migliaia nella ristorazione e nella distribuzione organizzata.

La spinta verso l'estero

Il 41% dei marchi italiani in franchising è già presente all'estero e un altro 20% prevede di andarci entro tre anni. È una delle leve di crescita più concrete: il master franchising, cioè la concessione dei diritti di sviluppo di un intero paese a un partner locale, permette di crescere senza investire direttamente in ogni mercato.

Cosa significa per chi vuole aprire

  • Chiedi sempre l'andamento del numero di affiliati negli ultimi tre anni: la legge 129/2004 obbliga il franchisor a fornirlo prima della firma.
  • Confronta l'investimento con il fatturato realistico del punto vendita, non con quello medio della rete.
  • In un mercato che si concentra, le reti più grandi offrono più protezione ma meno margini di negoziazione: valuta con attenzione esclusiva territoriale e royalty.

Cosa significa per chi vuole creare una rete

La crescita degli addetti dice che il franchising resta un motore di occupazione e di imprenditorialità diffusa. Ma il mercato premia chi arriva con una formula già sperimentata, numeri trasparenti e un sistema di supporto agli affiliati misurabile. È anche il criterio con cui Millionaire Mind pubblica le vetrine nella sua directory del franchising.

I dati sono quelli diffusi alla presentazione del rapporto; la Redazione li aggiornerà con la versione integrale pubblicata da Assofranchising.

Fonti

  1. Il Sole 24 Ore — Rapporto Assofranchising Italia 2026 (dati 2025) · 18 giugno 2026
  2. L'Express Franchise — Franchising Summit 2026, sintesi del rapporto · 18 giugno 2026

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